Un mistero lungo 17 anni

GIALLI D'ESTATE/ DOPO 200 INTERROGATORI LE INDAGINI AL PALO
Un mistero lungo 17 anni. Archiviata l'inchiesta Bini

L'indagine sulla scomparsa di Camilla Bini è arrivata al capolinea. Ma a differenza del quasi analogo «caso Di Modica», questa volta l'attività della procura e della squadra mobile non porterà a un giudizio in Corte d'Assise. L'ultima parola ovviamente spetterà al pm Onelio Dodero, lo stesso del processo che ha portato alla condanna di Paolo Stroppiana. Al suo rientro dalle vacanze estive, ai primi di settembre, il magistrato troverà sulla scrivania il fascicolo con l'intera attività investigativa. E sarà lui a decidere se chiedere l'archiviazione o provare a giocare ancora un'ultima, disperata carta d'indagine, facendo richiesta al Gip di altri sei mesi di proroga.

Già, perché finora malgrado la gran mole di lavoro svolta in questi mesi dalla squadra omicidi del vice-questore Marco Basile e dall'ispettore Massimo Renzilli, della polizia giudiziaria della procura, gli inquirenti sono ancora al palo. Sul destino di Camilla, l'impiegata di Bolaffi scomparsa senza lasciar traccia nell'estate dell'89 all'età di 34 anni, il buio è ancora fittissimo.

Non è bastato interrogare circa 200 persone, tra parenti, amici, ex colleghi di lavoro e conoscenti. E neppure analizzare a fondo le tre rubriche telefoniche consegnate agli inquirenti dalla sorella Giuliana, che 17 anni dopo spera ancora di poter conoscere la sorte di Camilla. Nei mesi scorsi l'avvocato Stefano Castrale, contattato dalla famiglia Bini per seguire lo svolgimento delle indagini, si diceva fiducioso: «Si sono aperte prospettive interessanti». Ma gli esiti degli accertamenti non sono stati all'altezza delle aspettative.

Squadra mobile e procura le hanno tentate tutte. Compresa un'accurata ispezione nelle cantine dello stabile di via Limone 13 bis, la casa dove abitava Camilla. Gli agenti hanno cercato il corpo della donna sotto i pavimenti di terra battuta, ma come previsto non hanno trovato nulla. E non hanno avuto fortuna neppure con gli oggetti personali della donna, custoditi per tutto questo tempo dalla sorella. «È passato davvero troppo tempo - commenta sconsolato uno degli investigatori - per trovare una traccia a 17 anni di distanza ci vorrebbe un miracolo».

A differenza del «caso Di Modica», dove hanno avuto un ruolo fondamentale, stavolta non è stato possibile fare affidamento sui tabulati telefonici. A distanza di tanti anni la Telecom ha già ripulito gli archivi, senza contare che all'epoca non esistevano ancora i cellulari e la compagnia telefonica registrava soltanto le chiamate in partenza dalle udienze fisse, non quelle in arrivo. Anche muovendosi prima, la soluzione del giallo non avrebbe mai potuto arrivare dai tabulati.

A livello di sospetti, nell'inchiesta sulla sparizione di Camilla è stato tirato in ballo anche Paolo Stroppiana, condannato in primo grado a 21 anni di carcere per l'omicidio di Marina Di Modica. Il filatelico conosceva la Bini perché entrambi lavoravano alla Bolaffi e secondo alcuni testimoni sarebbe anche andato a cena a casa della donna in compagnia della fidanzata Beatrice Della Croce. Voci, sospetti, coincidenze. Ma nulla di concreto. In relazione alla scomparsa di Camilla Bini, Stroppiana non è mai stato interrogato e tanto meno indagato.

11/8/2006 La Stampa