GIOVANI DA MEZZA EUROPA CALANO SULLE SPONDE DELLA DORA
Mazzè in stato d'assedio per il techno-party
I carabinieri tentano di fermarli e ne arrestano tre
Si sono riversati in più di mille sulle sponde della Dora, dove l'alluvione del 2000 ha creato dal nulla una spiaggetta sabbiosa circondata dalla fitta vegetazione del Basso Canavese. Malgrado le proibizioni del Comune di Mazzè, centinaia e centinaia di ravers francesi, spagnoli, austriaci e in parte anche italiani hanno ballato per 24 ore filate al ritmo assordante della musica techno-hardcore, sparata da un muro di casse da 20 mila watt portate dalla Francia a bordo di vecchi furgoni e pullman, vere e proprie abitazioni mobili.
I ragazzi si erano dati appuntamento sul greto del fiume attraverso un tam-tam su internet e via sms, scegliendo una zona isolata del paesino canavesano dove già lo scorso anno si erano tenute almeno tre feste illegali. L'avanguardia del popolo del rave è piombata su Mazzè - centro di appena 4 mila anime posizionato strategicamente tra l'autostrada e le colline del Canavese - verso la mezzanotte di venerdì. Approfittando del fattore sorpresa almeno 200 giovani, quasi tutti francesi, sono riusciti a raggiungere la riva della Dora a bordo di camper, furgoni e mezzi di fortuna, scaricando le attrezzature per il sound-system della serata, vivande, birra e decine di cani d'ogni taglia e razza.
Quando in paese è scattato l'allarme, le strade d'accesso sono state bloccate dai carabinieri della compagnia di Chivasso, agli ordini del capitano Michele Tamponi. La mossa ha provocato la reazione di alcuni partecipanti, che hanno tentato di forzare il blocco: ne è nato un breve tafferuglio e tre giovani francesi sono finiti in manette. Si tratta di Laurent Mousseian, di 24 anni; Nicolas Blodeac, di 21; e François Anoumantion, 29 anni, fermati dai militari per lesioni, violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Uno di loro ha pure aizzato contro i carabinieri un grosso alano: un appuntato è stato morsicato alla mano mentre il cane è stato sequestrato e preso in consegna dal canile municipale. Altri quattro giovani spagnoli sono stati denunciati per aver rubato un capo di abbigliamento al supermercato Carrefour di Burolo.
«L'anno scorso, sempre in estate, abbiamo dovuto sopportare tre rave-party nel nostro territorio - spiega il vicesindaco Stefano Anzola, che ha firmato l'ordinanza che vietava la festa - e alla fine ogni volta siamo stati costretti a spendere almeno 5 mila euro per ripulire l'area. Questa volta si è deciso di intervenire prima, bloccando gli accessi alle sponde della Dora». Sono state persino scavate alcune trincee in corrispondenza dei viottoli sterrati, per impedire il passaggio di auto e furgoni. L'unica strada lasciata aperta è stata presidiata giorno e notte dai carabinieri, che hanno consentito ai ragazzi di passare solo a piedi.
Frotte di giovani con piercing tribali, acconciature alla «Mad Max» e canottiere lunghe da basket sono continuate ad arrivare per l'intera giornata, abbandonando i loro mezzi sgangherati ai bordi della statale. Molti di loro sono reduci dal grande rave che si è tenuto a metà agosto in provincia di Pavia e gli organizzatori, un gruppo francese chiamato Tribe, sono gli stessi di quell'evento.
L'atteggiamento rigido del Comune di Mazzè e dei carabinieri ha provocato molte proteste, ma per fortuna nel corso della giornata non si sono verificati altri incidenti. «Non vogliamo dar fastidio a nessuno - dice Andrea, 26 anni, di Milano - scegliamo apposta delle aree abbandonate lontano dai centri abitati, dove possiamo ascoltare la musica che piace a noi». Bat e Manu hanno rispettivamente 23 e 24 anni e sono arrivati a Mazzè dal nord della Francia, con piercing e cani d'ordinanza. «Giriamo per tutta l'Europa e non abbiamo mai problemi - dicono - tranne che in Francia e qui a Torino. In questi giorni c'era un'altra festa rave dalle parti di Roma, forse avremmo fatto meglio ad andare là».
C'è chi li ha ribattezzati gli «hippies» del nuovo millennio, ma in realtà non c'è nessuna ideologia che li possa accomunare ai figli dei fiori degli anni '60 e '70, a parte l'amore per una vita vagabonda. Il loro unico collante, ideale e culturale, è la musica elettronica spinta a livelli parossistici, sparata a tutto volume da una muraglia di casse. Un legame quasi fisico con i suoni, soprattutto i bassi, che grazie a questi impianti arrivano direttamente allo stomaco. Durante la festa, che dura ininterrottamente almeno 36 ore, birra e alcolici scorrono a fiumi e non mancano neppure sostanze stupefacenti. «Solo erba» assicura uno dei partecipanti italiani. A scopo preventivo, i carabinieri avrebbero voluto controllare il «campo» con il nucleo cinofilo, ma la presenza di un centinaio di cani gliel'ha impedito.
3/9/2006 La Stampa