Forse è colpa del tempo, dei cieli grigi e delle notti di nebbia. O magari c'entra l'atmosfera di provincia, descritta quasi sempre come chiusa, gretta, angusta. Oppure è solo una macabra casualità. Resta il fatto che due tra i più tremendi delitti familiari italiani sono avvenuti in cittadine tranquille come Vercelli e Novi Ligure, tra fine autunno e pieno inverno. E che le protagoniste luciferine di entrambi i massacri sono due giovani donne, anzi due ragazzine.
Il 14 novembre del 1975 Doretta Graneris aveva poco più di diciott'anni. Erika De Nardo, invece, il 21 febbraio del 2001 non ne aveva ancora compiuti diciassette. Sono le due ragazze ad aver armato la mano dei fidanzati-complici, moralmente e processualmente colpevoli, ma in realtà destinati a rimanere sullo sfondo nella tragica vicenda. Poco più che goffi burattini.
Claudio Giacchino, per oltre trent'anni cronista di razza de «La Stampa», analizza nel suo ultimo libro («Doretta & Erika», Marsilio, 16 euro) la mattanza avvenuta 32 anni fa a Vercelli, dove vennero ammazzati i genitori, i nonni e il fratellino della Graneris; e il duplice assassinio di Susy e Gianluca, madre e fratello di Erika. Giacchino non dà giudizi. Con stile giornalistico asciutto e sintetico, l'autore scava nel passato, riporta articoli, interviste, verbali d'interrogatorio e atti del processo. Descrive l'ambiente in cui sono maturati i delitti, racconta con dovizia di particolari protagonisti e comprimari e tratteggia persino il periodo storico-sociale che ha fatto da sfondo ai clamorosi episodi di cronaca nera. Chi avrebbe ricordato che il giorno in cui venne sterminata la famiglia Graneris, Aldo Moro era presidente del Consiglio, il caudillo Franco agonizzava tenuto in vita dalle macchine e Patty Pravo veniva condannata per evasione fiscale?
L'autore non dà giudizi. Ma riportando integralmente un articolo dello scrittore Sebastiano Vassalli sembra indicare una chiara linea interpretativa: «Alla base di tali efferate storie non c'è una ragione ma un'assenza di ragione. Un vuoto: in pratica il prevalere della noia. La Graneris e la giovane De Nardo non avevano altro, nelle loro vite, che l'odio per i famigliari, ammazzandoli avrebbero risolto tutti i problemi. I fidanzati, invece, non avevano neppure quell'odio».
29/6/2007 Torino Sette-La Stampa