Il maggiore Morosini

Chi è Aldo Morosini

Ufficiale dei Reali Carabinieri in servizio a Massaua, presso il comando del Bassopiano della colonia eritrea, Aldo Morosini è di origine veneta, ma essendo a sua volta figlio di un ufficiale dell'esercito, è cresciuto un po' in giro per l'Italia: Veneto, Piemonte, Valle d'Aosta. Poi, dopo essere entrato nell'Arma, egli stesso ha prestato servizio sul fronte friulano (nella Guerra mondiale), a Torino, Milano, Firenze e Roma, infine in Africa. All'epoca dei romanzi del ciclo coloniale (Morire è un attimo e Una donna di troppo) Morosini è intorno ai quarant'anni, è uno scapolone non sempre soddisfatto del suo stato civile e sentimentale, un uomo rigoroso che però non ama gli eccessi della gerarchia militare. Eppure li rispetta, per scelta e per cultura familiare. 

Quando si presenta al cospetto generale Rodolfo Graziani (in Una donna di troppo), il comandante del corpo di spedizione in Somalia così lo apostrofa: «Le note caratteristiche dicono che siete una persona particolare. Buon ufficiale, ottimo investigatore… persino onesto. Però un po’ strano. Solitario. Quasi asociale. Spesso rompiscatole e poco rispettoso dei superiori. È vero?». La risposta di Morosini è un po' intimidita ma non scontata: «Se i superiori sono come il tenente colonnello Cusumano, sì. Ma per mia fortuna nell’Arma ho incontrato comandanti molto diversi. Anche se non tutti mi hanno preso in simpatia». «Bravo Morosini! Mi piace la gente che pensa con la propria testa… ma state attento: non bisogna esagerare».

Infatti non sempre tale schiettezza e autonomia di pensiero gli ha portato fortuna. Nelle Forze armate, come in quasi tutte le grandi organizzazioni pubbliche e private, spesso merito e competenza professionale soccombono rispetto ad altre caratteristiche, così non si può certo definire Morosini un ufficiale "in carriera". Ma lui non sembra darsene troppo pensiero. Non ama i potenti e ancor meno i leccapiedi, perciò preferisce continuare a svolgere serenamente il suo lavoro nella afosa e sonnolenta Massaua piuttosto che sbattersi e "vendersi" per ottenere un incarico più importante altrove, nella capitale Asmara o magari tornando nella madrepatria.

Questa scelta di vita, tuttavia, non lo terrà certo lontano dai guai. Che anzi, sembrano divertirsi a capitargli addosso in tutti i modi, soprattutto quando il maggiore meno se li aspetta e si illude, magari, di aver diritto a un meritato periodo di riposo. Ma Morosini non è un scansafatiche né ama l'italico sport dello scaricabarile; per cui, anche per un innato senso del dovere, sia pure a malincuore è sempre pronto a imbarcarsi in nuove indagini e nuove avventure. Non prima, però, di aver convocato per la missione i suoi inseparabili collaboratori: il maresciallo Eusebio Barbagallo e lo scium-basci Tesfaghì, sottufficiale eritreo arruolato nell'Arma.